Quando la figura professionale dell’educatore agisce dentro strutture chiuse, vincolate da rigidi sistemi di controllo dei comportamenti umani, determinate da schemi sovra individuali, ove la persona si trova costretta, contro il suo volere, a motivo di azioni eterodirette che hanno il carattere della impositività e della improrogabilità, si determina una crisi di ruolo che rischia di compromettere gli spazi vitali del lavoro educativo, privato di quelli che da sempre sono considerati i suoi elementi caratterizzanti: la libertà del rapporto, della scelta tra offerte educative diverse, la presentazione di proposte diverse, possibili ed esperibili.

 

Educare allora significa accettare le contraddizioni che la struttura chiusa impone, e provocare, dentro limiti che sembrano insormontabili, percorsi di cambiamento possibile, dove i ridotti spazi della libertà personale diventano ambito prezioso e unico di scelte sostanziali, e il serrato gioco delle relazioni istituzionalizzate porta l'auspicabile verifica della crisi, del pensamento e della riscostruzione.

Narrazioni Autobiografiche Educative: spazio di riflessione e confronto sui temi e sui metodi della professionalità pedagogica

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