Questa pagina è dedicata a tutte le persone

che hanno attraversato la mia vita

e che, con una frase, hanno lasciato qualcosa di sé

 

"Tu sei bella come  il giorno del mio fine pena". Vincenzo, 21 anni

"L'incubo che mi ritorna è quello dei miei quindici anni quando vivevo in carcere."

Antonio, oggi 27 anni, in una lettera dalla Germania.

"Io sono un pesce spiaggiato." Michele 17 anni.

"Mi ricordo di tante persone. Mio fratello che si truccava il motorino. Mi ricordo quando ho conosciuto Nunzio, la prima cosa che mi ha detto è stata: piacere sugnu u figghiu di Micheli. Mio fratello che giocava sempre con me, mia madre che mi rincorreva quando facevo danno. Mia mamma, mio padre, mia sorella, mia nonna e tanti cari amici, i compagni dei miei giochi di bambino. I vicini di casa. Mi ricordo quando ho fatto un lungo viaggio con la mia famiglia. Mio papà e gli amici con cui sono cresciuto. I miei amici di sempre, quelli che mai posso  dimenticare.
Quando ero piccolo, giocavo con i miei compagni a nascondino, ora non gioco più.

Com'è passata in fretta la mia infanzia che quasi non me ne sono accorto, mi devo sforzare per ricordare, sembrano passati cent'anni, ma io non sono vecchio, ho appena 17 anni." Nino 17 anni.

"Io faccio sempre la stessa vita, ieri come oggi, come domani, come il mese scorso, come sempre. Mi alzo alle otto e mezza, sono già sveglio da non so quante ore, scendo a fare colazione, poi vado al corso di scultura dove abbiamo lavoro per due ore e mezza. Alle undici e mezza salgo in stanza, mi faccio una doccia e riscendo per il pranzo. Risalgo e fumo una sigaretta, mi metto a letto, ma non dormo, voglio fumare un'altra sigaretta.

Alle quattro c'è l'aria, gioco a biliardino, risalgo in stanza e guardo la televisione fino alle sette e mezza e poi scendo per cenare. Mangio e fumo, giù all’aria, e salgo in stanza. Ormai è sera. Faccio il giro delle celle. Mi metto subito a letto e guardo ancora la televisione, fino a quando mi addormento. La mia vita è normale. Non succede nulla. Arriva qualche lettera e subito rispondo, altrimenti me ne dimentico."Angelo 20 anni.

"Il momento più importante della mia giornata di merda è dormire.

Non voglio scendere, ma alla fine scendo, non voglio mangiare ma alla fine mangio, non voglio vivere così, ma vivo lo stesso, così a peso morto, vivo come un vecchio soprammobile nascosto in soffitta." Alessandro 18 anni.

"Per me accupare significa essere triste, pensare la famiglia, pensare i divertimenti che ci sono fuori da qua, pensare a quando uscirò, pensare che non mi dovevo fare arrestare, che mi hanno condannato. Ho lasciato la mia casa e la mia vita. A casa ho lasciato mia madre e le mie sorelle, ho lasciato tre femmine da sole, con la mia vita maledetta e la mia assenza le faccio soffrire ogni giorno.

Io sono contento di accupare perché cu na accupa è sbirru, quando accupo il tempo non passa mai, quando accupo fumo come un turco, accupare per me è il momento più bello della giornata." Salvatore 20 anni

"Mi hanno arrestato proprio il giorno del mio compleanno, maledizione, che sfortuna, che  giorno maledetto, maledetto il giorno in cui sono nato." Andrea 18 anni, detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, giudicabile .

"Noi le cose le abbiamo veramente capite non quando ce le hanno dette, ma quando ce le siamo raccontate  e le abbiamo rivissute, e così le abbiamo pensate e alla fine cambiate." Agostino, 17 anni, rapina aggravata in concorso, condanna definitiva a 3 anni e 7 mesi di reclusione.

Narrazioni Autobiografiche Educative: spazio di riflessione e confronto sui temi e sui metodi della professionalità pedagogica

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